La risposta non è sempre immediata.
Non ogni complicanza medica rappresenta un errore sanitario. Allo stesso tempo, non è necessario che vi sia un errore clamoroso o un intervento completamente sbagliato perché possa sorgere una responsabilità risarcitoria.
La responsabilità medica è una materia complessa che richiede una valutazione tecnica approfondita, ma alcuni principi fondamentali possono aiutare a comprendere quando è opportuno approfondire il caso.
Che cosa si intende per responsabilità medica
Si parla di responsabilità medica quando un paziente subisce un danno a causa di una condotta colposa di un medico, di un infermiere, di una struttura sanitaria o di altro personale sanitario.
L’errore può riguardare:
- una diagnosi tardiva o errata;
- un intervento chirurgico eseguito in modo non corretto;
- una terapia inadeguata;
- omissioni nei controlli;
- errori nella somministrazione di farmaci;
- mancata sorveglianza del paziente;
- infezioni correlate all’assistenza sanitaria;
- omissioni informative relative ai rischi del trattamento.
Non basta però che il risultato sia stato negativo.
La medicina non garantisce la guarigione e non ogni peggioramento della salute è automaticamente imputabile ai sanitari.
Quando esiste realmente un danno risarcibile
Per ottenere un risarcimento non è sufficiente dimostrare che qualcosa è andato male.
Occorre verificare tre elementi fondamentali:
- l’esistenza di una condotta colposa;
- l’esistenza di un danno;
- il collegamento causale tra quella condotta e il danno subito.
In altre parole bisogna dimostrare che il danno non si sarebbe verificato, oppure si sarebbe verificato in misura minore, se il sanitario avesse agito correttamente.
È proprio questo accertamento che rende spesso indispensabile una valutazione medico-legale specialistica.
L’importanza della cartella clinica
La cartella clinica rappresenta normalmente il punto di partenza di qualsiasi valutazione.
Attraverso la documentazione sanitaria è possibile verificare:
- diagnosi formulate;
- esami effettuati;
- terapie prescritte;
- tempi di intervento;
- monitoraggio del paziente;
- eventuali complicanze;
- rispetto dei protocolli e delle linee guida.
Per questo motivo, quando si sospetta un caso di malasanità, è importante richiedere e conservare tutta la documentazione sanitaria disponibile.
La Legge Gelli-Bianco
La materia è oggi disciplinata principalmente dalla Legge n. 24 del 2017, conosciuta come Legge Gelli-Bianco.
La normativa ha introdotto regole specifiche sulla sicurezza delle cure e sulla responsabilità sanitaria.
In particolare:
- la struttura sanitaria risponde normalmente secondo le regole della responsabilità contrattuale;
- il singolo sanitario risponde generalmente secondo le regole della responsabilità extracontrattuale, salvo particolari eccezioni;
- è previsto un sistema di coperture assicurative;
- prima della causa è normalmente necessario esperire un tentativo di conciliazione tramite ATP ex art. 696-bis c.p.c. o mediazione.
Diagnosi tardiva: uno dei casi più frequenti
Uno dei casi più frequenti riguarda il ritardo diagnostico.
Può accadere che una patologia venga individuata troppo tardi, riducendo le possibilità terapeutiche del paziente o aggravandone le condizioni.
Naturalmente non ogni diagnosi tardiva comporta automaticamente una responsabilità.
Occorre verificare se il ritardo sia stato causato da una condotta negligente e se una diagnosi tempestiva avrebbe concretamente migliorato le prospettive di cura.
Proprio su questo tema la giurisprudenza ha sviluppato il concetto di “perdita di chance”, ossia la perdita di una seria e concreta possibilità di ottenere un risultato migliore sotto il profilo della salute.
Le infezioni ospedaliere
Un’altra area particolarmente delicata riguarda le infezioni correlate all’assistenza sanitaria.
Non tutte le infezioni contratte durante un ricovero sono automaticamente imputabili all’ospedale.
Tuttavia la struttura deve dimostrare di aver adottato adeguati protocolli di prevenzione, controllo e sicurezza.
Quando tali misure risultano carenti, possono emergere profili di responsabilità particolarmente rilevanti.
Il consenso informato
Anche l’informazione al paziente riveste un ruolo fondamentale.
Prima di sottoporsi a un trattamento sanitario, il paziente deve essere adeguatamente informato sui benefici, sui rischi prevedibili, sulle alternative terapeutiche e sulle possibili conseguenze.
La mancanza di un consenso informato valido può generare responsabilità autonoma, anche quando l’intervento sia stato tecnicamente corretto.
Chi risarcisce il danno?
Spesso il paziente immagina di dover agire esclusivamente contro il medico.
In realtà molte azioni vengono promosse principalmente nei confronti della struttura sanitaria pubblica o privata.
La legge prevede infatti una responsabilità particolarmente significativa della struttura per l’attività dei professionisti che operano al suo interno.
Come si valuta un caso di malasanità
La prima fase non consiste nell’avviare immediatamente una causa.
È invece opportuno:
- acquisire la documentazione sanitaria;
- sottoporla a un medico-legale esperto;
- verificare la presenza di eventuali profili di colpa;
- valutare il nesso causale;
- stimare il danno eventualmente risarcibile.
Solo dopo questa fase preliminare è possibile comprendere se vi siano concrete possibilità di successo.
Conclusioni
La responsabilità medica è una materia nella quale è facile lasciarsi guidare dall’emotività.
Chi ha subito un peggioramento della salute o ha perso un familiare cerca comprensibilmente risposte.
Tuttavia non ogni evento sfavorevole dipende da un errore sanitario e non ogni sospetto di malasanità conduce a un risarcimento.
Per questo motivo è fondamentale una valutazione tecnica seria, basata sulla documentazione clinica, sulle linee guida applicabili e sull’analisi medico-legale del caso concreto.
Una verifica preliminare ben eseguita consente spesso di comprendere rapidamente se esistano effettivi presupposti per una richiesta risarcitoria oppure se l’evento rientri tra i rischi inevitabili della pratica medica.
FAQ
Ogni complicanza medica dà diritto al risarcimento?
No. Occorre verificare l’esistenza di una condotta colposa, di un danno e del nesso causale tra i due.
È necessario fare causa subito?
No. Normalmente si procede prima con l’acquisizione della documentazione sanitaria e con una valutazione medico-legale.
Posso chiedere la cartella clinica?
Sì. Il paziente o gli aventi diritto possono ottenere copia della documentazione sanitaria secondo le modalità previste dalla normativa.
Chi risponde del danno?
A seconda dei casi possono essere coinvolti la struttura sanitaria, il medico o entrambi.
Cos’è la perdita di chance?
È la perdita di una concreta possibilità di ottenere un risultato migliore in termini di salute a causa dell’errore sanitario.
Riferimenti normativi e giurisprudenziali
- Legge 8 marzo 2017 n. 24 (Legge Gelli-Bianco).
- Art. 7 Legge n. 24/2017 – Responsabilità civile della struttura sanitaria e dell’esercente la professione sanitaria.
- Art. 8 Legge n. 24/2017 – Tentativo obbligatorio di conciliazione.
- Cass. Civ., Sez. III, ordinanza n. 16326 del 17 giugno 2025 – perdita di chance e responsabilità sanitaria.
- Cass. Civ., Sez. III, sentenza n. 28993 dell’11 novembre 2019 – perdita di chance terapeutica.



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